Ricercatore dell’area Futuro del Lavoro di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

A presentare il conto dell’automazione e della rivoluzione digitale è stato l’International Labour Organization.  Attraverso il rapporto “Work for a brighter future” ha fatto luce sulle prospettive a cui il lavoro nel contesto globale va incontro, fornendo inoltre un insieme di linee guida destinate ai paesi membri. Il futuro diventa così banco di prova per i cambiamenti che avranno un impatto cruciale sul mercato del lavoro, in uno scenario in cui i dati che emergono appaiono sempre meno confortanti: 300milioni di lavoratori vivono in condizioni di estrema povertà con meno di due dollari al giorno,

190 milioni di persone sono senza un lavoro, quasi un terzo dei quali sono giovani e a ciò si aggiunge un divario di genere che non sembra assestarsi, e tocca oggi a livello mondiale i 20 punti percentuali.

Non è solo il cambiamento a livello tecnologico a generare disorientamento, ma la sua combinazione con le tendenze in atto a livello climatico, demografico ed economico. Il pericolo che l’intelligenza artificiale possa rimpiazzare la forza lavoro tradizionale sembra essere effettivo se si stima che entro il 2030 la quota di sostituzione passerà dal 5% al 40%. Non manca, al tempo stesso, la fiducia che dalla tecnologia, così come dalla ecologizzazione della economia, possano derivare, nuove opportunità.

Gli Stati sono chiamati a fare la loro parte per fare in modo che i lavoratori possano essere coinvolti nella trasformazione in corso.

La Commissione mondiale che ha realizzato il rapporto, co-presieduta dal presidente della repubblica sudafricana Cyril Ramaphosa e dal primo ministro svedese Stefan Lofven, ha definito le linee guida di un programma incentrato sugli investimenti in capitale umano e per la sostenibilità del lavoro che passano per l’assicurare salari e condizioni di lavoro e di vita dignitose, tutele sociali che accompagnino i cittadini dalla nascita alla vecchiaia, il diritto all’apprendimento permanente, una gestione del cambiamento tecnologico che non vada a colpire la dignità del lavoro. Queste sono solo alcuni degli obiettivi di policy avanzati dall’ILO, alla ricerca di una governance più equa delle trasformazioni in corso nel mercato del lavoro, con un carattere di profonda “urgenza”, dove anche le conseguenze politiche di questi processi non passano inosservate. Il rischio di una crescente precarietà a livello globale sembra erodere le fondamenta stesse delle democrazie contemporanee, a causa delle crescenti ricadute in termini di isolazionismo e populismo.

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