L’esistente è complesso, non semplificabile, refrattario a troppe mediazioni al ribasso. Pensiamo che, oggi come ieri, siano necessarie le discontinuità, la critica dello status quo, il coraggio di cambiare percorso.
Nella storia contemporanea, molti movimenti hanno svolto una funzione di pungolo al potere, con l’obiettivo che si affrontassero in modo nuovo e insperato i grandi nodi dapprima del sistema industriale nascente, del capitalismo nella sua fase matura e di crisi in un secondo momento. Lo hanno fatto il movimento operaio e i partiti comunisti, le socialdemocrazie e in generale i movimenti organizzati e dunque anche quello cattolico, quello socialista e radicale, e poi quelli non di establishment soprattutto con le Contestazioni. Dalla grande spinta che nel corso dell’Ottocento ha portato all’affermazione progressiva – stabilizzatasi nel secolo successivo – del moderno Welfare State, fino alla ricerca di un nuovo equilibrio e di un nuovo patto sociale dopo la crisi di Bretton Woods, la storia è colma di esempi di grandi idee, di accorate riflessioni che ponevano il bene comune innanzi a ogni cosa, cercando di oltrepassare l’ostacolo del pensiero conformista e proiettando lo sguardo verso il futuro.
Non sempre furono proposte di successo, ma è certo che, anche quando non ebbero fortuna, rappresentarono un grande bagaglio ideale di riflessioni, passioni, insegnamenti. Una cassetta degli attrezzi che ancora oggi può essere utile esplorare alla ricerca di antidoti ai nostri errori possibili, in una fase storica in cui è evidente che ci si gioca il futuro dell’umanità, del sistema economico, della collaborazione fra gli individui e gli Stati. La rubrica Cose di sinistra ripercorre alcuni temi e momenti cruciali della contemporaneità, per vedere all’opera, nel concreto, personaggi singoli o gruppi organizzati che vi si confrontarono. Una collezione storie, individuali e collettive, che testimoniano della volontà tenace di affermare nuovi diritti, di riconoscere nuovi attori (le donne e i giovani, per esempio), di ampliare la sfera delle libertà individuali, prestando attenzione al contempo all’idea di eguaglianza. Si parte dai bisogni – la casa, il lavoro, il reddito, lo studio, la salute – per vedere come il mondo “progressista” ha riformulato il diritto di cittadinanza, combinando il linguaggio individuale dei diritti con la preoccupazione di mettere tutti in condizione di effettiva, comunque non formale, “pari opportunità”.
Da un lato, quindi, il corpo a corpo con il reale: con i limiti e insieme con le opportunità trasformative del proprio tempo. Dall’altro, con la rubrica “Staffetta con la storia”, anche le riflessioni – ormai entrate nel repertorio dei classici – di chi può ancora oggi “accendere” le luci della ragione e dotarci di quelle intuizioni che, come mattoni, ci aiutano a costruire futuro. Lo faremo seguendo l’insegnamento di un vecchio maestro come Vittorio Foa. Al cuore dell’azione di Foa c’è il convincimento che «la politica non è solo comando, è anche resistenza al comando … non è solo governo della gente… è aiutare a governarsi da sé». Con la cosiddetta «mossa del cavallo», Foa ci insegna che la mossa vincente, spesso, non è quella diretta e lineare di un’opposizione che non fa sconti (la mossa della torre), ma l’azione di riforma che nasce da un pensiero congetturale, non disposto a procedere in linea retta. Un pensiero obliquo che procede per dubbi che hanno la funzione di attivare l’immaginazione e aprire al lettore la complessità dialettica delle grandi questioni.
Varcata la soglia di casa, saremo tutti chiamati a ricostruire. Già ora serve appuntarsi pensieri per il poi, tirare fuori le idee, mettere da parte gli attrezzi utili a una ripartenza, che non potrà essere solo ripristino della normalità, ma superamento di quelle numerose insostenibilità che ci hanno portato sull’orlo di crisi ambientali, sociali ed economiche.
In questo senso, la storia è serbatoio di possibilità da rilanciare per un tempo a venire che ha bisogno di slancio progettuale e di voglia di esserci in prima persona. Senza delegare a presunte ricette o a uomini forti la risoluzione dei problemi, ma chiamando a raccolta la ricchezza delle più avanzate esperienze sociali di oggi e di ieri, per un’idea alternativa e più giusta di società.

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